CURIOSITA'
Il fiume Sangro: nasce nel parco Nazionale d'Abruzzo a 1441 m s.l.m, sulle pendici del monte Turchio, sotto il Passo del Diavolo. Percorre 122 Km per poi sfociare nel Mare Adriatico nei pressi di Torino di Sangro. Il fiume segna il confine tra le regioni dell'Abruzzo e del Molise. Nella Val di Sangro si allarga grazie grazie all’apporto del torrente Parello, del rio Verde, e dei torrenti Turcano e Gufo. Nei pressi di Bomba il fiume Sangro subisce un'ulteriore allargamento e forma il lago artificiale di Bomba con una capacità di 83 milioni di m³ d’acqua.
Il Sangro è un fiume ben conservato sia nel tratto montano, sia nel tratto terminale. La Società Botanica lo ritiene fonte di grande interesse vegetazionale, inoltre e’ segnalato come area Sic (Sito di Interesse Comunitario) con la denominazione di "Lecceta litoranea di Torino di Sangro e foce del Sangro".
Alla foce del Sangro si sono conservati ambienti altrove scomparsi: Boschi fitti ed intricati, in cui è presente anche la Farnia (Quercus robur); Fiori rarissimi come l'evax comune (Evax pygmaea), il lino marittimo (Linum maritimum), il giglio marino (Pancratium maritimum), il limonio (Limonium virgatum), il giglio acquatico (Iris pseudacorus), il finocchio marino (Crithmum maritimum) e molti altri ancora. Anche la fauna e’ particolare e rara, come il gamberetto d'acqua dolce (Palemonetes antennarius), un crostaceo lungo circa 4 cm, trasparente e dotato di lunghe zampe che vive nei tratti inferiori e alle foci dei fiumi, tra la vegetazione delle sponde e rappresenta un ottimo bioindicatore delle qualità delle acque e con ciò dimostra le grandi capacità autodepurative di questo fiume che scorre per oltre 120 km attraverso l'Abruzzo. Alla foce del Sangro vengono a svernare molte specie di uccelli migratori, tre cui anche il Martin Pescatore ed il Gruccione
La Maiella: Per l’Abruzzo è la montagna sacra per eccellenza. Il nome Majella è legato, secondo alcuni, alla leggenda della dea Maja, altri ritengono che derivi dal nome di una pianta che nel passato cresceva abbondante su questi monti, il Maio. La difficolta’ di atraversare, di penetrare il Massiccio della Majella, contribui’ a far nascere la convinzione che fosse eletta residenza dagli dei. Anche I religiosi, quali I monaci benedettini ed I seguaci di Celestino V, apprezzarono il fascino spirituale della Majella, lo dimostrano I numerosi eremi, monasteri ed abbazie costruite nei punti piu’ inaccessibili della montagna. Anche I pastori erano grandi frequentatori del Massiccio. La famosa tradizione della transumanza, consisteva nella migrazione stagionale delle greggi lungo i tratturi, piste tracciate tra le valli che i pastori percorrevano in estate verso le alture della montagna ed in inverno verso le valli, dove il clima era piu’ mite. Ad ogni modo, la vita umana sulla Majella risale all’eta’ della pietra. Alcune tracce fanno pensare che l’uomo pristorico abbia utilizzato alcune grotte come abitazione.